Gnoyah BERNARD

Gnoyah BERNARD

Taang uin tou, together we are

Aku mengada secara sadar bersama yang lain.
Aku menjadi aku bersama engkau, sambil menjadi aku, aku mengatakan engkau

Renungan/Homili

Renungan/HomiliPosted by G_noyah Bernard Fri, March 30, 2018 22:46:13

Omilia La Dominica della Palma, B

Isaia: 50: 4-7, Flp 2: 6-11, Mrc. 14,1-15,47

Celebrando la croce nella vita

BRUCE OLSON, nella sua autobiografia “Brucho”, racconta la sua esperienza missionaria che incontro con il popolo dalla tribù Motilone, una delle tribù Indiana nel Sud America, che scava la terra per cercare Dio. Insegnando loro l’incarnazione di Gesù fino alla sua morte sulla croce, Olson racconta una leggenda su un cacciatore che siede sulla strada; Ha osservato che alcune formiche stanno costruendo la loro casa. Voleva aiutare le formiche a costruire una casa come si costruisce nella tribù Motilone. Ha iniziato a scavare la terra. Quando le formiche lo vedevano scavare, sono scapate perché sia troppo grande per loro. A causa della magia il cacciatore si è trasformato in una formica, così si è identificato con le formiche condividendo con loro la vita e le formiche lo hanno accettato senza paura.

Per così dire -Incarnazione, potrebbe essere la parola giusta per descrivere il modo di essere uguale del cacciatore alle formiche per condividere la loro vita. Farsi come altro per sperimentare la loro vita è una forma del sacrificio; un modo di darsi totalmente.

Isaia descrive il compito, l’obbedienza del servo del Signore: un servo che non chiude la bocca per dire la verità della vita. Egli non chiude le sue orecchie al grido di aiuto. Egli, il servo che volontariamente fa sacrificio senza limiti. Servire, significa un svuotamento di sé stesso: dare sé stesso agli altri. Il dono di sé è un annuncio della sofferenza come una virtù, una sofferenza che salva gli altri. Un servo svuotato di sé per il bene degli altri è come Gesù, il Messia crocifisso.

San Paulo rappresenta - chi è equivalente a Dio, colui che non si vergogna di svuotarsi, diventare simile a un essere umano, soffrendo fino alla morte di croce. Con il suo svuotamento, egli ha fatto la croce come un simbolo di umiltà, di fede e di obbedienza al Padre. La croce diventa un segno di solidarietà di Dio che mai abbandona uomo, donna che facilmente rinunciare Dio. La croce è ora un segno di sacrificio e di amore e di unione con Dio.

Ma, ci pensiamo: come una sofferenza ci porta all’unione con Dio?

Nel romanzo "Lettere da Dili", Matildis Banda, donna della isola di Flores/Indonesia, esprime la grande sofferenza di Olga. Olga perse il padre e la madre durante la tragica battaglia in Dili-Timor Leste. Sui fratelli -Fiorentino e Dinis, senza motivi evidenti sono stati catturati e poi massacrati, uccisi dalla polizia. Nel grande dolore a causa della tragedia, Olga si è domandata: Dov'è Dio quando il suo popolo soffre? Olga comincia chiedere: si può ancora trovare Dio nella Chiesa? Ma Olga etra nella vicina chiesa. Nella chiesa, con sorpresa trova il sacerdote ucciso; ostie consacrate sparse sul pavimento; Il tabernacolo vuoto. Olga, mentre raccoglie le Ostie Consacrate, continua chiedersi: perché la sofferenza, malvagità succede anche nella casa di Dio? Dio esiste?

Ci sono molte esperienze della sofferenza, che sembrano sempre più atroce nella vita; questo può fare confusione, disperazione. Così non ci dobbiamo meravigliarsi, quando si pone la domanda - Dio, dove tu sei?

Mi ricordo la testimonianza della Signora Marili Elllis, cha ha partecipato nel nostro ultimo ritiro quaresimale. Per 45 anni ha abbandonata le Chiesa Cattolica, ha abbandonato Dio- a causa della morte del figlio unico, e anche, quando, il sacerdote volendo gli consolare detto che “Dio ha bisogno il tuo figlio come angelo nel cielo”. Questo ha aggravato il dolore della Signora Ellis, che si è chiesto: perché Dio, avendo tanti angeli nel cielo ha ancora preso il mio unico angelo?

Oggi passio Cristi, racconta le sofferenze di Gesù. Poniamo la stessa domanda: Dove sono io quando il Signore anche oggi soffre, muore sulla croce? Dove sono io quando gli altri che oggi soffrono? La sofferenza è difficile spiegare fino al fondo. Ma il dolore può essere una santificazione ed essere una benedizione. Nella celebrazione della Via Crucis, preghiamo: Ti adoriamo e benediciamo, Cristo, perché con la santa croce hai redento il mondo. Gesù ci insegna che la sofferenza può spingerci a Dio, come è successo sul calvario; Gesù dice al penitente ladrone: "oggi sarai con me in paradiso (Lc 23:43). Dalla croce, Egli prega per la salvezza dei peccatori che lo hanno crocifisso, e ancora oggi uccidono: "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno" (1 23:34). Dalla Croce, Gesù ha consegnato tutto dell'umanità alla protezione della Beata Vergine Maria, "figlio, questa è la tua madre”

Gesù non è morto con un grido di disperazione. Il figlio di Dio morì dando parole che riassumono e coprono l'intera sua vita e missione: "tutto è compiuto". Che cosa è stato compiuto? Il compito dato del padre: l'attività di soccorso e di redenzione, di liberazione e di pace. Il compito dell'amore perfettamente compiuto sulla croce, amore più grande. La Croce è la Salvezza.

Cosi, c'è il rapporto tra sofferenza e l'amore. Cosi, celebriamo la croce nella vita ma non diventare a ragione della sofferenza degli altri.

Hayong

CdVD Roma, 25 Marzo 2018




Fill in only if you are not real





The following XHTML tags are allowed: <b>, <br/>, <em>, <i>, <strong>, <u>. CSS styles and Javascript are not permitted.